Redazione Kettydo
Customer Loyalty

Travel & Hospitality 2026: cosa scelgono e come scelgono i clienti del B2C e del B2B

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Il Travel & Hospitality 2026 si muove in modo discontinuo. Non stanno cambiando solo le destinazioni, ma le logiche con cui le persone scelgono, confrontano e attribuiscono valore all’esperienza di viaggio. In questo scenario prende forma quella che molti osservatori definiscono Travel Mixology: i viaggiatori shakerano fonti e canali, combinando in modo fluido LLM, social, recensioni, consigli di pari, video e chatbot delle piattaforme. Se le tecnologie digitali hanno già trasformato modalità di ricerca, comparazione e configurazione dell’esperienza, oggi è l’ingresso dell’AI come mediatore stabile della relazione a modificare in profondità il processo decisionale. I viaggiatori non si limitano più a cercare: interrogano, filtrano, simulano opzioni e si aspettano risposte coerenti con il proprio contesto. Il risultato è una journey sempre meno lineare, in cui la scelta si costruisce per accumulo progressivo di segnali e micro-evidenze. Dunque, l’esperienza di viaggio diventa memoria: la sfida non è progettare il ricordo. È governare la relazione affinché sia duratura nel tempo.

Se si osserva con attenzione il comportamento del viaggiatore contemporaneo, emerge un dato strutturale: l’esperienza non si sviluppa più dentro un singolo perimetro di marca. Si costruisce lungo una filiera composta da compagnie di trasporto, OTA, strutture ricettive, provider di esperienze, piattaforme di pagamento e, sempre più spesso, canali conversazionali che intervengono in momenti diversi della journey. Il che significa che la continuità della relazione non può più essere garantita da un singolo attore. Anche quando l’interazione prende avvio dal brand, l’esperienza reale della persona si dispiega lungo un ecosistema di partner che contribuiscono, in modo diretto o indiretto, alla qualità percepita. Il che comporta una loyalty transformation fondata su una nuova gestione della relazione.

È proprio in questa frizione tra esperienza distribuita e responsabilità frammentata che va risolta – spiega Luca Lanza, Partner & Consultancy Practice Director di Kettydo (a DGS Company)-. Bisogna passare da una loyalty centrata sul programma e sul singolo touchpoint a una loyalty intesa come capacità sistemica di orchestrare dati, regole e interazioni lungo tutto l’ecosistema. Argomentare le sfide del Travel & Hospitality del 2026 implica un salto di maturità preciso. Non si tratta più di ottimizzare la performance dei singoli canali, ma di rendere governabile la relazione quando l’esperienza si distribuisce tra più player. In termini operativi, significa passare da una logica proprietaria – centrata sul controllo del punto di contatto – a una logica sistemica, in cui ciò che conta è la qualità di una progettazione della relazione costruita nel tempo, considerando nuove logiche di collaborazione con i partner di filiera. Quando questo presidio è attivo, la memoria non resta un dato inerte, ma diventa istruzione operativa. Ed è in questa capacità di trasformare l’informazione in comportamento coerente che si gioca, oggi, la possibilità per un brand di essere riconosciuto, scelto e ritrovato anche nel viaggio successivo”.

In un ecosistema così distribuito, la differenza non è essere prenotabili: è essere riconoscibili. Un brand può comparire ovunque e restare comunque intercambiabile. Diventa riconoscibile quando dimostra continuità nelle regole, nelle informazioni, nelle risposte e nella capacità di non trattare ogni contatto come se fosse il primo. È qui che la loyalty smette di coincidere con un programma e diventa governance dell’ecosystem journey.

Travel & Hospitality 2026: i dati che confermano il cambio di paradigma

Ma vediamo prima dei trend i dati di mercato che condizioneranno il settore Travel & Hospitality anche nel 2026. Secondo il Politecnico di Milano, nel 2025 il travel italiano ha raggiunto i 38,7 miliardi di euro, con una crescita contenuta al +2%. Tengono i trasporti, che arrivano a 27,5 miliardi (+5%), mentre l’eCommerce, pur restando dominante nel comparto ricettivo con una quota del 57%, mostra segnali di rallentamento rispetto agli anni di espansione più rapida. Al di là di un indubbio rallentamento, emergono diversi elementi di riflessione su come sta cambiando la domanda. Sia nel B2C che nel B2B si seleziona di più, confronta più a lungo e distribuisce il proprio percorso decisionale su un numero crescente di touchpoint. Così ogni punto di conversione diventa più contendibile e ogni frizione pesa di più. La priorità, quindi, si sposta: non è aumentare la visibilità, ma trasformare le interazioni in momenti ispirazionali riconoscibili. Quando la domanda è più selettiva, la competizione non si gioca solo sul prezzo o sulla disponibilità, ma sulla capacità di farsi ritrovare con coerenza tra un viaggio e il successivo.

Trend B2C: la domanda diventa situazionale e pretende coerenza di filiera

Le evidenze raccolte dagli analisti nell’Amadeus Travel Trends 2026 aiutano a leggere questa trasformazione con una lente operativa: i comportamenti diventano più compositi e situazionali e, di conseguenza, le aspettative si spostano dalla promessa alla coerenza reale dell’esperienza lungo la filiera.

. lievita la Pawprint Economy, con un numero sempre maggiore di viaggiatori che include uno o più animali domestici nella pianificazione. Questo non rappresenta solo un cambiamento di abitudine, ma uno spostamento strutturale delle aspettative di servizio. Per gli operatori del Travel & Hospitality significa confrontarsi con una domanda più esigente sul piano della continuità dell’esperienza. Non basta dichiarare la disponibilità ad accogliere animali domestici. Occorre rendere visibili regole chiare, servizi effettivamente fruibili e processi capaci di evitare frizioni nei diversi momenti del soggiorno: dalle condizioni di trasporto alle policy di accoglienza, fino alla gestione operativa in struttura.

. prende quota il Pick ’n’ Stays, che riflette una domanda di personalizzazione sempre più granulare del soggiorno. Non si tratta più solo di scegliere una tipologia di camera o una fascia di servizio. I viaggiatori vogliono configurare in modo puntuale gli attributi dell’esperienza, avvicinando il più possibile la promessa digitale a ciò che troveranno davvero in struttura. Per gli operatori del Travel & Hospitality questo comporta un cambiamento preciso: l’offerta non può più essere presentata come un pacchetto rigido da adattare a valle, ma deve diventare modulare, componibile e leggibile già nelle fasi di esplorazione e prenotazione. Entrano in gioco preferenze su posizione della camera, servizi inclusi, timing di check-in e check-out, dotazioni specifiche o modalità di fruizione degli spazi. Il vero fattore competitivo non è moltiplicare le varianti, ma rendere governabile la complessità della scelta. Chi riesce a strutturare un’offerta chiara, configurabile e coerente lungo tutta la journey riduce la distanza tra aspettativa e esperienza reale, aumentando la probabilità di soddisfazione e ritorno.

. emerge l’Innovation Tourism, che intercetta una domanda sempre più orientata a esperienze percepite come anticipatrici del futuro. Per una quota crescente di viaggiatori il viaggio non risponde più soltanto al bisogno di evasione o scoperta, ma diventa uno spazio di esplorazione di nuovi modelli di vita, servizi e ambienti. Vengono premiate destinazioni e strutture capaci di far sperimentare soluzioni percepite come avanzate sul piano tecnologico, della sostenibilità, del benessere o della qualità dell’esperienza. Non è più sufficiente valorizzare l’attrattività del luogo, ma diventa strategico rendere tangibile la capacità di innovazione dell’offerta. In altri termini, l’innovazione deve essere visibile, comprensibile e fruibile lungo la journey, non solo dichiarata a livello di posizionamento. Chi riesce a presidiare questa traiettoria entra più facilmente nel radar delle intenzioni di viaggio emergenti, perché intercetta una domanda che non cerca semplicemente dove andare, ma come vuole sentirsi vivendo quell’esperienza.

. si rafforza il Point-to-Point Precision, trainato dall’espansione delle rotte dirette e dei collegamenti long haul senza scalo. Questo fenomeno sta ampliando in modo significativo il numero di destinazioni raggiungibili con maggiore facilità e tempi ridotti. Per gli operatori del Travel & Hospitality il cambiamento è meno banale di quanto sembri. Non si tratta solo di maggiore connettività, ma di un aumento strutturale della contendibilità delle destinazioni. Mete secondarie o territori finora meno esposti ai flussi internazionali entrano più facilmente nel radar dei viaggiatori, mentre la competizione per il tempo e l’attenzione si allarga ben oltre i confini tradizionali. Operativamente questo significa che la prossimità geografica o la notorietà storica non bastano più a proteggere la domanda. Diventa invece decisiva la capacità di posizionarsi in modo distintivo lungo la fase di esplorazione e confronto, quando il viaggiatore valuta alternative sempre più numerose e facilmente accessibili.

. cresce il Pop Culting, cioè l’influenza crescente di contenuti culturali, produzioni entertainment e fenomeni globali nella costruzione dell’immaginario di viaggio. Serie TV, film, format digitali e movimenti culturali stanno diventando veri e propri driver di traffico verso destinazioni specifiche. Dinamiche come la Korean Wave – tra K-Pop e K-Drama – mostrano con chiarezza come l’esposizione mediatica possa orientare flussi turistici verso città come Seoul, trasformando luoghi geografici in mete esperienziali da vivere in prima persona. Per il Travel & Hospitality questo introduce un ulteriore livello di complessità: la scelta della destinazione non nasce più solo da fattori funzionali o di prezzo, ma anche dalla forza narrativa e simbolica con cui un territorio entra nelle conversazioni delle persone. In termini operativi, essere competitivi significa quindi non solo lavorare sull’offerta, ma comprendere quali immaginari stanno attivando la domanda e come il proprio ecosistema territoriale riesce – o non riesce – ad agganciarsi a queste traiettorie culturali emergenti.

Nel B2B: il business travel diventa selettivo e orientato al valore

Se nel B2C la domanda si frammenta e si personalizza, anche il segmento business mostra segnali di trasformazione strutturale. Secondo l’Osservatorio Business Travel del Politecnico di Milano, nel 2025 la spesa per i viaggi d’affari in Italia si è attestata a 21,5 miliardi di euro (-3%). Il dato non indica una perdita di rilevanza del travel, ma una sua progressiva razionalizzazione. Le organizzazioni stanno diventando più selettive: si riducono le trasferte ripetitive o a basso impatto, mentre acquistano peso gli spostamenti legati a momenti decisionali, coordinamento tra team distribuiti, eventi collettivi e incontri ad alto contenuto relazionale. La trasferta tende quindi a concentrarsi dove la presenza fisica genera un valore percepito chiaro. Parallelamente, cresce l’attenzione verso la qualità complessiva dell’esperienza di viaggio. Sicurezza, comfort, affidabilità operativa e sostenibilità entrano sempre più spesso nei criteri di valutazione dei travel manager e delle direzioni HR. In molte organizzazioni mature si osserva inoltre una progressiva ibridazione tra dimensione professionale ed esigenze individuali, con permanenze che si estendono o si ricompongono quando le policy lo consentono. Per gli operatori del Travel & Hospitality il 2026  introduce una implicazione precisa: la competitività non si gioca più solo sulla disponibilità di inventory o sulla leva tariffaria. Diventa determinante la capacità di supportare un’esperienza di trasferta fluida, prevedibile e governabile end-to-end. 

Questo spiega perché presidiare solo il momento della prenotazione non è più sufficiente. Il booking resta un passaggio critico, ma è anche la fase più breve e più contendibile di tutta la journey. La relazione, invece, si costruisce in ciò che resta tra un viaggio e il successivo: la memoria che viene portata avanti, la coerenza con cui il brand si lascia ritrovare, la capacità di non ripartire ogni volta da zero. È qui che dati, engagement e loyalty smettono di essere tre attività parallele e si ricompongono in un unico sistema di continuità.

Travel & Hospitality 2026: l’AI diventa un mediatore stabile della relazione

Il Travel & Hospitality 2026 segna un passaggio che non riguarda solo l’introduzione di nuovi tool o funzionalità, ma il modo stesso in cui la relazione tra viaggiatore e brand viene filtrata, orientata e resa leggibile. Se il viaggio è sempre più ibrido – tra fisico e digitale, tra interazione umana e mediazione algoritmica – diventa inevitabile ripensare dove e come si forma davvero la scelta.

È dentro questa trasformazione che prende corpo la cosiddetta Travel Mixology. In un contesto decisionale sempre più composito, l’AI sta assumendo il ruolo di mediatore stabile perché intercetta due dinamiche che si rafforzano a vicenda. Da un lato, i viaggiatori la utilizzano come scorciatoia cognitiva per ridurre la complessità: chiedono suggerimenti, confrontano alternative, impostano vincoli, cercano combinazioni più coerenti con il proprio contesto. Dall’altro, le imprese del Travel & Hospitality stanno accelerando gli investimenti per automatizzare e personalizzare su scala, con l’obiettivo di rendere le interazioni più fluide e l’esperienza più coerente lungo l’intera journey.

Il risultato è un cambiamento strutturale del punto in cui si costruisce la relazione. Non più solo nei touchpoint tradizionali – sito, booking engine, front desk, customer care – ma anche nello strato interpretativo attraverso cui l’AI legge la disponibilità, sintetizza le opzioni e traduce i bisogni in scelte operative. La differenza non la fa chi introduce per primo soluzioni di AI, ma chi riesce a governarle come parte integrante della regia relazionale. Perché quando l’AI entra nel processo decisionale, ogni incoerenza tra promessa e operatività diventa immediatamente visibile e ogni frammentazione informativa si trasforma in attrito percepito.

A rendere evidente la portata del cambio di paradigma sono i numeri: la pressione cresce contemporaneamente lato domanda e lato offerta, indicando che l’AI non è più un esperimento periferico, ma una nuova interfaccia strutturale della relazione tra viaggiatore e brand.

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Prenotazione vs transazione vs relazione: cosa significa loyalty management nel Travel & Hospitality 2026

L’esperienza di viaggio, fatta di interazioni, suggestioni ed emozioni, è una forma di infotainment molto particolare, destinata a diventare sempre e comunque memoria. Rispetto al journey, ogni interazione lascia delle tracce: non solo il soggiorno, ma ciò che lo precede e ciò che lo segue (ricerca, prenotazione, richieste ed eccezioni, recensioni, assistenza) sedimenta aspettative e orienta le scelte successive. Ecco perché bisogna adottare un nuovo modello di Loyalty circolare, capace di estendendersi oltre i confini del singolo marchio, integrando una rete di partner e abbracciando strategie di prossimità territoriale e collaborazione cross-brand. Questo modello permette ai consumatori di interagire con un sistema più ampio, generando un valore diffuso attraverso un network di negozi, servizi e comunità interconnesse.

In un settore in cui la decisione è sempre meno lineare, la memoria non è un ricordo da stimolare – conclude Lanza -. È un patrimonio informativo che, se non viene governato, resta frammentato e non produce continuità. La sfida, quindi, non sta tanto nel progettare un momento memorabile. È impedire che ogni nuova interazione riparta da zero. Nel Travel & Hospitality questo significa far sì che preferenze, vincoli, eccezioni gestite, promesse fatte e risposte date diventino istruzioni operative: regole chiare, disponibilità affidabili, comportamenti coerenti tra canali e tra attori di filiera. È qui che la loyalty cambia natura: da iniziativa di engagement a Loyalty System, cioè infrastruttura di governo dell’esperienza capace di trasformare dati dispersi in patrimonio informativo verificabile e azionabile”.

Dentro questo scenario, per hotel, operatori e destinazioni italiane la domanda strategica non è quali Travel & Hospitality trend 2026 arriveranno anche nel proprio mercato. È quali di questi trend si vogliono usare in modo intenzionale per riprogettare prodotto, distribuzione e qualità della relazione, accettando che la competitività si giochi sulla capacità di essere riconoscibili lungo tutta la journey. Poi arriva il momento più semplice e più spietato: il click su prenota. Non è solo una conversione. È il punto in cui il viaggiatore verifica se la promessa regge, se le informazioni sono coerenti e se l’esperienza attesa è davvero governabile. E quando quella coerenza c’è, il ricordo non resta nella sola memoria del viaggiatore ma si trasforma in dato governabile, capace di alimentare una relazione continua e riconoscibile nel tempo.

 

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Kettydo (a DGS Company) mette a sistema competenze strategiche e tecnologiche, coniugando Design Thinking e Service Design per guidare le organizzazioni in percorsi di co-creazione e progettazione finalizzati ad attrarre, ingaggiare, connettere e fidelizzare le persone in modo continuo e duraturo. La sua doppia anima consulenziale e tecnologica riflette la profondità di un’esperienza maturata attraverso competenze creative, tecniche e operative su diverse industry: su questa base Kettydo ha definito un approccio metodologico multidimensionale e data-driven all’engagement e alla loyalty. Lo sviluppo di YouserENGAGE, martech platform proprietaria, composta da una suite modulare utilizzabile sia in modalità stand-alone sia per cluster funzionali, contraddistingue Kettydo come partner in grado di garantire un approccio personalizzato ed end-to-end alla gestione della profilazione delle Loyalty Personas (utenti, consumatori, acquirenti, clienti fidelizzati), assicurando la progettazione di journey di qualità e la rilevanza delle esperienze. Lavorando su valori e trigger relazionali, il modello consente ai brand di trasformare la soddisfazione in fidelizzazione, riducendo il time-to-market dei progetti e ottimizzando gli investimenti. 

 

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